Le fate poetiche

martedì 23 gennaio 2007

Di chi è la colpa?


Sabato 20 gennaio sono andato a giocare con la mia squadra di calcio(Guardia di Finanza) a Torrenova.
Io gioco nel ruolo di portiere e non sono molto bravo.
Fatto stà che era la prima volta che giocavo titolare perchè l'altro portiere si era fatto male.
Io ero molto agitato perchè, in un certo senso, avevo la responsabilità di difendere la porta. Il Mister mi aveva detto che se avessi fatto degli errori non sarebbe successo niente.
Comincia la partita. Dopo 15 minuti subisco il primo gol. Era colpa mia ovviamente. Comincio a demoralizzarmi.
Il secondo gol lo subisco su un tiro da lontano; la palla mi sfugge e un giocatore, alzando nettamente il piede davanti alla mia faccia, segna. Secondo me, era gioco pericoloso perchè il giocatore avversario aveva alzato il piede, nettamente.
Il direttore di gara convalida il gol.
Insoma, su sette gol, 3 volte ho sbagliato io e quattro li ho subiti per colpa del direttore di gara: fuorigioco, rigori inesistenti, la barriera posizionata da me che si abbassa alla punizione e quel fallo in gioco pericoloso.
Io non so come ho giocato, se bene o male. Il Mister mi ha detto che comunque ho fatto una bella partita.
Comunque continuerò a praticare questo sport per divertimento e non per vincere, anche se dovrò migliorareeeeeeeeee!!!!!!!!!!!!!!!!
Antonio Kaniadakis 3°E

venerdì 19 gennaio 2007

La poesia

LA POESIA E' MUSICA...
Gianmarco

Il ragazzo con i poteri del fuoco


C' era una volta, in un grandissimo bosco, un ragazzo di 9 anni, di nome Custingurian ma tutte le altre persone che stavano in schiavitù lo chiamavano Custin.
Custin era buono e sapeva lavorare ma gli dava di volta il cervello quando vedeva il re King Giammo.
La madre di Custin, Rebecca, era una streghetta buona, sapeva che lui era un ragazzo forte e coraggioso e che sarebbe stato l' unica speranza di uccidere il king Giammo molto cattivo che aveva preso tutte la gente che trovava sul suo cammino, o la uccideva o la rendeva schiava.
Rebecca voleva porre fine a queste sofferenze,quindi donò al figlio i poteri del fuoco, sprecando pero molte energie.
La strega raccontò al figlio questa storia, Custin capi che doveva partire e andare di nascosto a uccidere il re ma gli servivano degli aiutanti, si offrirono volontari due ragazzi ,uno magro e uno grasso, Custin chiese loro perché volevano andare con lui e il ragazzo grasso rispose:
-Perché non sarai mai tu il vero eroe, sarò io Andrea a essere l' eroe e poi perché io ho 11 anni:- . rispose quello magro:-Perchè ho visto che noi due saremo una grande squadra pure se io ho 11 anni e poi mi chiamo Giammarco e il re non ha il diritto di avere un nome così importante:-.
Custin rispose :-Va bene , allora ANDIAMO:- .
Arrivati fino all' ingresso principale per sorpassare le guardie le dovevano accecare perchè erano troppo grosse allora provarono con lo spray per le zanzare e funzionò però Andrea voleva fare il protagonista quindi attaccò le guardie senza far loro alcun male ma Custin incominciò ad usare il fuoco e gli tirò una grande palla infuocata e uccise molte guardie. Alla fine riuscirono ad arrivare al re Giammo
Il re rise quando un ragazzino voleva batterlo ma poi Custin gli lanciò una delle più grandi palle di fuoco che avesse mai fatto e sconfisse il re e liberò tutti gli schiavi.
Il ragazzo ringraziò gli amici e visse felice e contento con sua madre e dopo questo atto divento re.
Gianmarco

Jack e la chiave magica


C’era una volta un ragazzo di nome Jack di circa venticinque anni, era uno che la gente definiva un poco di buono.
Jack si guadagnava da vivere strimpellando una chitarra in un locale notturno. Jack viveva con la sua fidanzata Erica , una ragazza molto dolce ma anche molto autoritaria, infatti senza di lei la loro casa sarebbe diventata un porcile.
Erica era l’unica a trovare qualcosa di positivo in Jack, forse perché era l’unica ragazza con cui Jack era gentile.
I due erano letteralmente cotti l’uno del’ altra è ormai erano prossimi al matrimonio.
In un giorno, come tutti, dopo che Jack aveva ripreso Erica al lavoro (faceva la maestra all’asilo) le disse: - Tesoro, tu sai siamo prossimi al matrimonio e ci conosciamo benissimo quindi, volevo sapere se un giorno di questi potevo venire a conoscere i tuoi! -
Erica, prima divenne bianca poi comincio a tirar fuori motivi per cui non si poteva andare dai suoi che Jack capiva una parola su cento.
Jack la calmò con parole dolci poi le disse –Adesso chiamo i tuoi e gli dico che andiamo a trovarli venerdì. - Mentre digitava il numero sul cellulare, Erica cercò di fermarlo ma era troppo tardi.
Era venerdì pioveva a catinelle con lampi e fulmini, nonostante fossero le cinque era già buio.
Jack ed Erica erano vicino alla casa dei genitori di lei, eccolo lì dopo una curva il villino indipendente di colpo illuminato da un fulmine
A quella visione da film dell’ orrore a Jack vennero i brividi, quando entrarono i genitori di Erica non sembravano così terribili, anzi erano simpatici gli avevamo dato anche una bella stanza.
La mattina dopo il villino era molto più gradevole.
Andò tutto bene fino a mezzogiorno.
In seguito ecco il primo disastro la signora Blank, questo era il cognome di Erica, trovò una sigaretta fumata da Jack nel wc; sembrava che fosse scoppiata l’apocalisse.
Di lì in poi si susseguirono disastri finché il signor Blank non tirò fuori la verità.
Nell’arco di tempo da quando Erica se ne era andata a quando aveva conosciuto Jack, I suoi genitori on si erano limitati a piangersi addosso, avevano invece cercato un fidanzato per Erica e ed erano riusciti a trovarlo, ma quando seppero di Jack dovettero rinunciar al loro proposito.
Da quanto si era capito questo pretendente si chiamava Timoty ed era un motociclista.
Erica ed i genitori si riunirono per discutere e quando lei uscì dalla stanza aveva un’aria molto sconsolata e disse a Jack che lui e Timoty dovevano fare una gara di moto e il vincitore avrebbe vinto la sua mano.
Ma Jack non aveva mai guidato una moto
Jack camminava senza meta, tristissimo e quando passò davanti a un barbone gli gettò dei soldi e il barbone borbottò dicendo a Jack di guardare nel secchio dei rifiuti dietro l'angolo e se ne andò.
Jack si diresse a guardare nel secchio e trovò una chiave.
Ma cosa apriva?
Era il momento della gara, Jack partecipava con la vecchia moto del signor Blank che non riusciva a partire.
Allora Jack usò la chiave che aveva trovato nel secchio e la moto partì.
Questo diede fiducia a Jack che vinse la gara e finalmente poté sposare Erica.
Fabio

mercoledì 17 gennaio 2007

L' uomo povero e l' uomo ricco


C’ era una volta in una città piccola un uomo ricco che aveva tanti soldi ma era molto avaro.
Vicino a lui abitava un uomo povero che non aveva tanti soldi e lavorava per il ricco.
Un giorno il povero andò dal ricco e gli chiese di essere pagato di più ma il ricco gli disse che non aveva soldi.
Allora il povero se ne tornò triste a casa.
Alla scena aveva assistito un uomo buono che offrì al povero di lavorare per lui per un buon salario.
Il povero accettò tutto contento e lavorò tanto bene che il suo capo lo invitò a vivere a casa sua con tutta la sua famiglia e lo fece suo socio.
Così egli si arricchì mentre l’uomo avaro perse tutto.
Un giorno l’uomo che era diventato ricco vide l’avaro che era diventato povero chiedere l’elemosina.
Allora l’uomo che era diventato ricco ebbe pietà di lui e lo aiutò dandogli un lavoro e insieme essi aiutarono tutti coloro che avevano bisogno.Andrei

martedì 16 gennaio 2007

Nocciolino


Nella savana viveva un branco di leoni.
Un giorno il leone e la leonessa capobranco ebbero un cucciolo al quale misero il nome di Nocciolino.
Fin da piccolo Nocciolino preferiva le verdure invece della carne, all'inizio i genitori non ci fecero caso ma, quando divenne grande e dovette cacciare insieme agli altri, il padre si accorse che suo figlio correva in mezzo agli animali e non li cacciava, al padre venne un brutto presentimento così, quando tornarono nel loro rifugio, prese Nocciolino da parte e gli disse di mangiare l'ultimo pezzo di carne rimasto, il cucciolo rimase fermo, senza toccare niente, per mezz' ora, quando il padre si stancò di aspettare glielo mise in bocca, Nocciolino lo sputò con disgusto, gli rivelò' che la carne gli faceva rivoltare lo stomaco e scappò.
Il fugiasco si mise a cercare tutta la notte un rifugio, dove nessuno lo trovasse, ad un certo punto iniziò a piovere a dirotto e Nocciolino trovò una grotta, si rifugiò lì ma ad un certo punto si accorse che non era solo, c'era una gazzella ferita, lui la curò e diventarono grandi amici. Nocciolino gli raccontò il suo segreto e la gazzella gli disse: -Per me tutti dovrebbero essere come te, non ci trovo niente di così terribile! –
Un giorno Piumotto (la gazzella) portò Nocciolino dai suoi amici e quando egli raccontò loro il suo segreto tutti vollero essere suoi amici.
Dato che faceva molto caldo Nocciolino e Piumotto vollero fare un bagno rinfrescante. Mentre loro sguazzavano nell'acqua, passavano da quelle parti due amici del padre di Nocciolino che lo stavano cercando, quando lo videro presero sia lui che Piumotto e li portarono al padre.
Piumotto disse al padre che nel suo branco tutti accettavano suo figlio per quello che era, solo lui no, e che non doveva fare lo sbaglio di respingere suo figlio solo per quello.
Il padre diede l'ordine di lasciarli, abbracciò Nocciolino e gli disse che aveva capito la lezione e promise a Piumotto che da quel giorno in poi nessuno avrebbe cacciato i suoi amici.
Federica

Il re buono ma odiato


Molti anni fa, in un posto sperduto, regnava un Re magnanimo e buono che tutti amavano come un fratello, tranne una persona: suo nipote, tra l’altro neanche tanto sano di mente.
Il Re sapeva bene che suo nipote non lo amava, anzi lo odiava a morte! Perché lui aveva un grande sogno, quello di essere a capo di un grande Regno.
Infatti, negli anni precedenti, aveva tentato varie volte di ucciderlo ma il Re, in un modo o nell’altro, era sempre riuscito a salvarsi.
Ultimamente, però, i due avevano fatto un patto verbale e cioè dovevano lasciar fuori da tutta questa vicenda il figlio del Re, Timmy.
Un giorno, al nipote, dei consiglieri malvagi dissero che, se avesse voluto conquistare il trono, avrebbe dovuto uccidere il Re.
Così, nella notte, egli cominciò a procurarsi le armi più prestigiose e valorose del Regno per poi recarsi al castello la mattina del giorno seguente; dimentico però del fatto che, comunque fosse andato il duello, il successore al trono non sarebbe stato di certo lui, ma il figlio del Re.
Il giorno dopo, arrivato sul ponte che collegava al castello, chiamò il sovrano a gran voce e gli disse che avrebbe voluto sfidarlo a duello.
Il Re, dapprima titubante per il fatto che voleva lasciar fuori dalla vicenda suo figlio, disse di no. Poi però, visto che anche a lui erano giunte voci delle ridicole intenzioni di suo nipote e viste le sue continue insistenze e le sue pesanti minacce, decise di accettare la sfida..
Intanto tutti gli abitanti del paese si erano radunati nei pressi del castello e tra loro c’era anche Timmy, incuriosito dalla gran confusione che aveva sentito dalla sua stanza.
Nel frattempo, il nipote aveva deciso di combattere anche contro il figlio del Re, ma quest’ultimo protestò in nome di quel patto verbale che avevano fatto qualche tempo prima e di cui il nipote sembrava essersi completamente dimenticato.
A questo punto il Re pensò bene che forse sarebbe stato meglio combattere due contro uno e quindi si sbrigò a chiamare suo figlio, anche perché suo nipote non sentiva ragioni.
Iniziò il duello, ma neanche dopo cinque minuti il povero nipote si accasciò a terra colpito dalla spada del figlio e fu così che se ne andò a gran fatica e non si fece mai più vedere, mentre nel Regno la pace dominò sovrana per molti altri anni.
Marco