Le fate poetiche: Testo argomentativo
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giovedì 13 novembre 2008

Vita da borghesi e vita da operai nell' Ottocento


La vita nell’'800 cambiava secondo la classe sociale di cui si faceva parte. In quel periodo la classe dirigente in quasi tutta Europa era la borghesia. In ogni Paese il numero delle persone che facevano parte di questa classe era diverso e variava anche il peso del potere. La parola "borghese" voleva dire "denaro". Infatti, per diventare un borghese si dovevano possedere delle ricchezze. Naturalmente egli poteva essere nato in una famiglia umile: ad esempio un artigiano che si era trasformato in industriale. Ma i borghesi si vergognavano molto di questo aspetto della loro vita e, infatti, appena ricchi ,la loro unica preoccupazione era quella di far dimenticare le loro origini. Spesso accadeva che un membro di una ricca famiglia borghese, per ricevere un titolo nobiliare, si sposasse con un membro di una famiglia nobile che aveva delle difficoltà economiche. Questa classe sociale era divisa in:
Alta borghesia come banchieri e industriali, Media borghesia come medici, avvocati e notai e poi veniva la Bassa borghesia formata da piccoli commercianti e impiegati che con molta fatica riuscivano a condurre una vita prestigiosa. Le diverse categorie si somigliavano molto poiché avevano un modello di vita in comune. L'alta borghesia imitava la nobiltà così la media riprendeva a modello l'alta, mentre la piccola seguiva la media. Le famiglie borghesi ,anche se non benestanti, conducevano una vita all'apparenza decorosa, anche se dovevano fare molti sacrifici. L'autorità assoluta era il padre che con il suo lavoro manteneva tutta la famiglia e per questo era rispettato. La moglie non lavorava ma aveva il compito di organizzare la casa e dirigere il lavoro della servitù. I figli erano trattati con severità, infatti, essi non potevano mangiare a tavola con i genitori ed erano ammessi solo durante giorni speciali come compleanni e ricevimenti ma erano obbligati a tacere. Per allontanarli dalle cattive influenze i padri mandavano i propri figli in collegi oppure chiamavano un insegnante privato. Tutto questo perché i figli dovevano rispecchiare quello che erano loro e dovevano continuare la professione del padre e se possibile aumentare le ricchezze della famiglia. A metà dell’'800 i borghesi s’interessavano sempre di più alla letteratura, all'arte e alla musica. Diffusa era la lettura naturalmente nei limiti dell'analfabetismo. I giornali divennero un modo si svagarsi molto diffuso a quei tempi. La musica e il teatro non erano da meno. Tutte le sere i teatri erano affollati. Molto popolare era il melodramma, anche se era famosa la moda del Café Chantant che si diffuse in Italia. L'alta borghesia viveva in palazzi ampi e lussuosi. Il palazzo era diviso in piani: al piano terra abitava il custode; la famiglia abitava al primo piano mentre il secondo era occupato dai parenti meno stretti o dai più poveri, come le "monache di casa" cioè le sorelle o le zie rimaste nubili. Al terzo piano o nelle soffitte c'era la servitù. Nel cortile si trovavano i forni, le lavanderie, le dispense ma anche le scuderie dei cavalli. Molte famiglie borghesi, per imitare la nobiltà che si era trasferita nelle campagne, acquistarono delle terre nelle quali andava ad abitare durante i mesi estivi. Nel corso dell’'800 l'arredamento mutò radicalmente. Durante l'epoca napoleonica c'era il così detto "stile impero": i mobili avevano delle linee dritte e degli angoli retti con decorazioni di bronzo. Usavano tavoli rotondi e grandi specchi. Poi dalla seconda metà dell’'800 si diffuse lo stile " Luigi Filippo" molto fastoso; tappezzerie, tende e rivestimenti in seta. Si sparse anche l'uso di "tenere salotto" cioè di invitare persone per chiacchierare o discutere di argomenti culturali. I ricchi amavano i balli ei banchetti. I balli erano un’occasione per trovare un uomo e sposarsi. In questo periodo tutti cominciarono a frequentare i ristoranti. L'abbigliamento era un altro aspetto importante della vita borghese. L'uomo aveva i capelli folti e ondulati. Indossava calzoni lunghi molto aderenti e una specie di cappotto largo in fondo e stretto in vita. Molto importante era il gilet. Le donne portavano una sottogonna che era allargata da una serie di cerchi che partivano dalla vita e scendevano fino a terra. Cambiavano vestito 3-4 volte al giorno,ce n’era uno per la passeggiata mattutina, uno per il pomeriggio, un altro per il ballo, per il ricevimento, per il viaggio ecc.
La vita degli operai era ben diversa da quella della borghesia. Questo tipo di vita era assai duro poiché i contadini nelle campagne e gli operai In città lavoravano moltissime ore al giorno. I salari erano così bassi da non riuscire a mantenere la propria famiglia. A causa di questo lavoro così alienante gli operai si rifugiavano nell'alcool, per essi era l’unico svago. Le case che gli operai avevano, erano abitazioni a due piani con una piccola cucina che si affacciava su un cortile e una camera da letto dove dormivano tutti insieme. In genere queste piccole abitazioni venivano costruite vicino alle fabbriche, tutto questo per una minima comodità. All’inizio le case operaie non avevano acqua e fognature. Nel quartiere c’era un piccola fontanella dove si poteva prendere dell’acqua, ma la fila era lunghissima anche di notte. Per quanto riguarda le fognature, in legno, si doveva pagare. Di solito le famiglie di questa classe sociale mangiavano: patate o trippa. Gli uomini che non erano sposati affittavano un letto in delle grandi stanze, dove dormivano tutti insieme. I figli degli operai oppure i bambini abbandonati, lavoravano già da piccoli nelle fabbriche. Non avevano diritto a nessuna istruzione. Naturalmente i bambini venivano pagati molto meno degli uomini e delle donne. A loro spettavano lavori come infilarsi nelle più strette stradine delle miniere. Lavoravano dalle cinque del mattino fino alle sette di sera. Spesso i bambini si ammalavano a causa di questi ambienti così malsani.
Kikka


Le vite dei borghesi e degli operai erano del tutto diverse durante la Prima rivoluzione industriale.
I borghesi vivevano in lussuose palazzine provviste di tutti i confort, come ad esempio l’acqua corrente, il gabinetto ad acqua e il gas, fondamentale per l’illuminazione, per il riscaldamento e per cucinare. Le persone che godevano di questi privilegi erano poche, perché la maggior parte della popolazione era formata da persone umili e povere, che, siccome non avevano molto denaro, mandavano a lavorare anche i propri figli. L’istruzione era riservata solo ai figli dei borghesi e, spesso, i bambini o venivano mandati nei collegi oppure venivano assunti degli istitutori privati. Il collegio però era l’unico modo per allontanare i figli dalle persone povere della strada.
I figli degli operai invece andavano a lavorare in fabbrica già all’età di sei anni. Nelle miniere molti bambini erano impiegati nei lavori, perché i loro corpi, per la maggior parte esili, riuscivano a passare tra gli stretti cunicoli.
In più gli operai vivevano in quartieri malfamati, molto vicini alle industrie. Abitavano in casupole a due piani ed erano anche in affitto. Le abitazioni possedevano una piccola cucina, un cortile comunicante con altri cortili dei vicini, e una camera da letto al piano superiore, dove dormiva tutto il nucleo familiare.
Gli operai che non avevano una famiglia andavano quasi sempre nei dormitori, dove vi erano grandi stanzoni, nei quali dormivano molte persone. Erano veramente squallidi i dormitori. Non si può immaginare la puzza e il rumore che si poteva udire all’epoca! Tutti i letti erano ammassati tra loro e le condizioni igieniche lasciavano veramente a desiderare.
Nei quartieri operai, quindi, le persone erano oppresse dal loro lavoro, che alla fine non era neanche riconosciuto. Da queste grandi delusioni, le persone cercavano conforto nell’alcol, e così, bevendo, cercavano di dimenticare tutti i loro problemi. Gli operai, dopo aver lavorato, andavano nelle osterie e spesso spendevano tutto quello che avevano guadagnato nella giornata per bere la birra, o altre bevande alcoliche. Le persone che si ubriacavano erano sempre di più e, purtroppo, nelle osterie si scatenavano vere e proprie risse tra i clienti.
Un grandissimo problema dell’epoca, che si verificava tra le due classi sociali era il classismo. Questo atteggiamento lo si può notare anche nell’organizzazione dei viaggi in treno.
Infatti quando nacquero i primi treni, i viaggi dei ricchi erano molto diversi da quelli dei poveri. Le prime comodità vennero introdotte solo nelle prime classi, che erano riservate ai ricchi borghesi. Solo nelle prime classi vi erano le lampade ad olio, i sedili imbottiti e d’inverno gli scaldini per i passeggeri.
Gli operai che dovevano spostarsi in qualche altra città invece viaggiavano negli ultimi vagoni o sul tetto. Negli ultimi vagoni i sedili erano in legno e poi non c’era il riscaldamento. Viaggiare in quel modo era davvero disumano.
Le grandissime differenze tra i due tipi di vita sono sempre state molto evidenti e, siccome nella mentalità borghese prevaleva un grande senso di classismo, gli operai iniziarono a ribellarsi. Nacquero così le società di mutuo soccorso, che erano delle associazioni dei lavoratori, spesso operai, i quali si aiutavano a vicenda davanti alle loro comuni difficoltà.
Ermia 95


La classe dirigente nella prima metà dell’ Ottocento e anche dopo i moti del 1848 era la borghesia. Questa era rappresentata da quelle persone che si erano arricchite lavorando, a differenza dei nobili i quali avevano questo titolo grazie al nome della propria famiglia. I borghesi avevano però il timore di essere ricordati per le loro umili origini e quindi cercavano in tutti i modi di far dimenticare il proprio nome, magari sposando un nobile impoverito e quindi acquistando i titoli del marito o della moglie. La borghesia si divideva in tre gruppi: alta borghesia, media borghesia e piccola borghesia.
L ‘ alta borghesia era composta da industriali, capitalisti e ricchi banchieri.
La media borghesia era composta da professori, commercianti, avvocati, magistrati, medici e notai.
La piccola borghesia era composta da piccoli commercianti e da impiegati.
La maggior preoccupazione dei borghesi ( sia della classe alta che della classe media e piccola) era di mantenere uno stato decoroso e soprattutto di assomigliare alla classe superiore alla propria. La piccola borghesia imitava la media che imitava l’ alta che imitava la nobiltà. In tutte le classi però c’ era lo stesso stile di vita: il padre era la figura principale nella famiglia, perché era la fonte di benessere in casa grazie al lavoro che svolgeva. La madre aveva il compito di saper gestire la casa e la servitù. I figli venivano istruiti e puniti fin da piccoli perché potessero trovare un lavoro decoroso e redditizio o intraprendere la professione del padre. Non venivano ammessi a tavola ma mangiavano da soli con la governante; quando potevano stare a tavola dovevano stare zitti ed ascoltare.
Purtroppo la maggior parte della popolazione non era borghese ma era costituita da operai. La classe operaia o proletariato si creò dopo la prima rivoluzione industriale, perché i contadini si spostarono dalla campagna alla città, e non trovando lavoro, furono condotti nelle fabbriche a lavorare con le prime macchine a vapore. La vita degli operai era miserabile, dovevano lavorare dalle prime luci del giorno fino a che faceva buio e, quando misero le lampade a gas, il lavoro continuò anche per le ore della notte. Quando finivano il lavoro, tornavano in una “casa” formata da un solo stanzone buio e sporco dove si dormiva e si mangiava. Non esistevano bagni, gli operai facevano i loro bisogni dietro casa o per strada e questo portava a numerose epidemie. Il loro lavoro era “alienante” visto che il procedimento per la costruzione di una qualsiasi cosa era a catena di montaggio e quindi l’ operaio faceva e rifaceva uno stesso movimento ma non vedeva, alla fine, il frutto del proprio lavoro. Inoltre se un operaio rimaneva ferito o paralizzato in un incidente in fabbrica, veniva licenziato e naturalmente senza il suo salario da fame era costretto ad elemosinare e mendicare. Questo accadeva anche per le donne che rimanevano incinte e che non riuscivano a lavorare e ad accudire il neonato; peggio ancora se le donne rimanevano incinte fuori dal matrimonio, esse venivano licenziate in tronco e il principale della fabbrica avvisava gli altri direttori che l’ operaia era una poco di buono e la poveretta era davvero costretta a mettersi nelle strade per racimolare qualcosa. Naturalmente anche i bambini, dai 4 – 5 anni in poi incominciavano a lavorare e venivano pagati meno degli uomini e delle donne. Ci sono molte testimonianze di bambini mandati nelle miniere, che nell’ arco della giornata, non vedevano mai la luce del giorno e questo accadeva poi anche per mesi, per i turni cui venivano affidati. Insomma, la vita degli operai era vuota e senza felicità, l’ unico svago di quelle persone era ubriacarsi nelle osterie, infatti in quegli anni nacque il problema dell’ alcolismo che colpì moltissime persone, perfino ragazzi molto giovani. Più tardi nasceranno i sindacati ma gli operai dovranno combattere duramente per i diritti che ancora oggi non gli vengono riconosciuti.
The Phoenix


Nella seconda metà dell’ ‘800 la vita dei borghesi comprendeva denaro, decoro e sfarzo, mentre gli operai erano costretti a lavorare dalla mattina alla sera riuscendo ad arrivare a stento alla paga successiva.
La borghesia si divideva in tre gruppi: alta,media e bassa e ogni categoria imitava quella superiore (l’alta borghesia imitava la nobiltà).
Nella famiglia borghese il padre aveva autorità su qualunque cosa perché, essendo l’unico in famiglia a lavorare, garantiva a tutta la famiglia un tenore di vita molto alto e quindi era rispettato da tutti.
La madre non lavorava ma gestiva il lavoro domestico.
I figli erano educati con severità e nelle famiglie più importanti non era concesso di mangiare al tavolo con gli adulti ma in un tavolo separato con la governante. Potevano mangiare con i genitori solo nelle occasioni speciali come compleanni e feste.
I figli dei borghesi non si dovevano mescolare con i “ragazzi di strada” e venivano istruiti in casa con degli insegnanti privati che dovevano garantire studi tali da far continuare ai figli le attività del padre o comunque avviarne una abbastanza redditizia.
La famiglia operaia era completamente opposta: tutti i componenti lavoravano, anche i bambini molto piccoli.
Lavoravano in fabbrica o in miniera e avevano turni di lavoro massacranti: dall’alba al tramonto.
Il loro salario era misero ed una parte dovevano versarlo per affittare una casa o nei peggiori dei casi uno stanzone condiviso con persone sconosciute.
Gli operai, non avendo soddisfazioni o svaghi, cominciarono a fare uso di bevande alcoliche e di conseguenza aumentarono gli incidenti in fabbrica.
Chi lavorava in miniera era a contatto con sostanze tossiche o poteva morire a causa del gas.
Le case operaie non avevano né acqua né fognatura e occorreva fare file al pozzo mentre a volte c’era un solo gabinetto per tante case.
A causa di queste pessime condizioni igieniche scoppiarono epidemie di colera.
La vita dei borghesi invece era molto sfarzosa: feste, cerimonie e banchetti erano nel quotidiano.
I borghesi amavano la letteratura, la musica e l’arte e andavano sempre più spesso a teatro. I loro abbigliamenti erano ricamati e seguivano una determinata moda; sia per l’uomo, sia per la donna.
Le loro case erano molto grandi, con spazi differenziati tra bambini, padroni di casa e domestiche, a volte c’erano anche due saloni arredati con mobili in legni molto pregiati con tantissime decorazioni.
Al contrario le case degli operai erano molto piccole e buie e, per risparmiare mattoni e spazio, erano costruite l’una attaccata all’altra con un piccolo cortiletto.
In molte case c’era una sola stanza da letto, un fornello e non c’era né il salotto né il bagno.
Nella seconda metà dell’ ‘800 si possono notare le differenze tra le varie classi sociali e paragonarle per capire i disagi della classe operaia e la ricchezza della borghesia.
Leo<95>


Nella seconda metà dell’ 800 la vita degli operai era molto più dura di quella dei contadini nelle campagne.
Gli operai lavoravano 12 ore al giorno e le fabbriche erano buie e sporche quindi era facile prendervi delle malattie. I bambini iniziavano a lavorare a 6 anni e spesso lavoravano nelle miniere perché essendo piccoli si potevano infilare anche nei buchi più piccoli e, tuttavia, ricevevano una paga minore di quella degli adulti.
I quartieri operai erano molto malsani, le case erano una attaccata all’altra per risparmiare mattoni, erano costruite su due piani; nel piano di sotto c’era la cucina e al piano di sopra le stanze da letto. Ogni abitazione aveva un proprio cortiletto nel quale potevano andare a giocare i bambini. In ogni quartiere c’era un solo gabinetto e una sola fontanella nella quale si poteva lavare e bere. Queste erano costruite da società private e quindi per utilizzarle bisognava pagare. Queste società avevano il compito di ripulire i pozzi neri nei quali andavano a finire tutti i liquami e gli scarichi ma quando tardavano a svuotarli, gli scarichi andavano a finire nei cortili delle case operaie deve giocavano i bambini è anche per questo motivo che tanti morivano da piccoli.
Poiché l’unico svago degli operai era quello di ubriacarsi nei bar erano molto frequenti le risse.
La vita borghese era molto diversa da quella operaia, abitavano in palazzi ampi e lussuosi. Al piano terreno c’era la stanza del custode dell’edificio, al primo piano ci abitava la famiglia proprietaria dell’edificio, al secondo piano c’erano i parenti meno stretti o di ceto più basso e al terzo piano e nelle soffitte alloggiava la servitù. Nel cortile c’era il posto per le carrozze e le stalle per i cavalli.
Poiché la vecchia aristocrazia spesso si spostava in un’altra residenza, anche i borghesi si comprarono alloggi fuori dalle città dove trascorrere i mesi estivi. Come a Parigi, anche in Italia si diffuse l’uso di tenere salotto, questo consisteva nell’invitare persone di riguardo nella propria casa e parlare con queste di attualità e cultura.
L’uomo romantico portava i pantaloni lunghi aderenti e un cappotto lungo stretto in vita, in più si diffuse la moda di portare il fiocco sul collo.
La moda femminile era caratterizzata da una sotto gonna che si teneva alzata da una serie di cerchi che si allargavano sempre di più partendo dalla vita. La sera indossavano abiti molto scollati con maniche rigonfie e in più lo strascico. Di giorno invece portavano un cappello o una cuffia, entrambi molto ornati, in mano tenevano un ombrello, un ventaglio o un fazzolettino di trina.
Erano molto frequenti i banchetti ai quali partecipavano tutti gli invitati e si tenevano in case private o in ristoranti. Si diffuse infatti la moda del ristorante che iniziò ad avere molto successo.
I borghesi vivevano decisamente meglio degli operai ma piano piano le cose iniziarono a migliorare anche per questi ultimi.
Giuggi chan

martedì 22 maggio 2007

dovere o piacere:lo studio


Cara proff,

io penso che lo studio sia come il mangiare ogni uno di noi mangia
cio che gli piace quindi li si tratta di piacere,ma ci sono cose che dobbiamo mangiare per forza,allora li si parla di dovere perchè quelle cose fanno bene.
La stessa cosa con lo studio: esistono argomenti che studiamo perchè ci fa piacere e altri perchè dobbiamo,
ma io certe volte studio solo per delle interrogazioni o almeno solo qualche volta ,credo di essere un ragazzo studioso che quando vuole raggiunge ottimi risultati,e invece quando non fa proprio del meglio riesce ad ottenere voti abbastanza buoni.(insomma poteva annà mejo)
Nello studio ci sono anche argomenti o materie che io disprezzo e in cui non riesco proprio a trovare un aggettivo dispreggiativo per descriverle,come per esempio la musica :io penso che la musica non serva davvero a niente nella vita ,ci sono molte altre cose più importanti a cui pensare ma certe volte la devo studiare per esempio domani la prof mi interroga e io ho studiato solamente perchè questa interrogazione ne va il voto d'ammissione.
Oltre tutto io penso di distinguere gli argomenti importanti da quelli inutili ma esistono materie che non servono a nulla ma che piacciono quindi nessuno di noi sa bene se studiare è un dovere o un piacere?
Almeno io la penso così,comunque credo che tutti quanti siano abbastanza d'accordo,
e detto questo lo studio lo studio è una cosa soggettiva.!!!!!!!!

pesce rosso

TeStO aRgOmEnTaTiVo

Cara professoressa Mastrocola,
io penso di essere un ragazzo abbastanza studioso, ma studio o perché mi piace l’argomento di cui si parla oppure perché devo essere interrogato la giornata dopo. Quindi non penso di essere un ragazzo che non studia molto e sicuramente non studia come studiavano prima i ragazzi della mia età.
Per prima cosa io molte volte distinguo gli argomenti che ritengo siano più utili nella mia vita che quelli che secondo me sono secondari, per esempio il greco non serve a niente, ovviamente poi dipende dal tipo di lavoro che vorresti fare.
Poi delle volte può capitare che vengo interrogato su una lezione, e quella seguente non la studio o la leggo, ma giusto per capire un pò di che si parla.
Molto spesso guardo i compiti che ho da fare per il giorno dopo e da li deduco se riesco a vedermi con i miei amici oppure se mi devo trattenere a casa per fare i compiti, ma se posso cerco di finire i compiti in tempo per divertirmi o per andare a vedere la televisione. Ma quello che è sicuro è che faccio prima i compiti e poi gioco a parte in casi speciali come il venerdì.

AmIcO fRiTz

Testo Argomentativo

Cara Professoressa,
secondo me io sono un ragazzo abbastanza studioso, ma, non mi piace studiare molto e cioè, mi piace studiare solo quegli argomenti che ritengo veramente importanti e naturalmente studio quelle volte che devo farlo per forza. Dunque non mi ritengo uno bravo studente come lo erano quelli di una volta ma, sono studioso e al tempo stesso riesco a divertirmi.
Capita, molto spesso, che venga chiamato a scuola per un’interrogazione e per il giorno dopo, quella materia in cui sono stato interrogato, non la studio oppure la leggo senza molta attenzione.
Può anche capitare che reputi una materia non molto importante da dedicarle molte ore di studio come faccio per quelle materie davvero importanti.
Alcune materie, che possono piacermi oppure no, sono talmente facili che mi basta una lettura per capire il contenuto e per affrontare un’interrogazione.
Frequentemente, anzi, quasi sempre, mi piace dedicarmi molto più al divertimento e al gioco invece che studiare infatti, quando torno a casa dopo la scuola, controllo sempre il diario per vedere se ho molti compiti per il giorno dopo. Se ho molti compiti e molto da studiare, mi metto subito al lavoro oppure mi metto al computer a chattare e lascio i compiti come ultima cosa. In poche parole stravolgo il detto “prima il dovere e poi il piacere” e lo trasformo in “prima il piacere e poi il dovere”.


Rincoboy

I ragazzi di oggi studiano?

I ragazzi di oggi studiano certamente, ma ci sono diversi metodi di apprendimento, ora, perché il mondo è camiato. Io non studio come i ragazzi di una volta, ma non è detto che non studio affatto; effettivamente non "travaso" le informazioni dal libro alla mia testa: io "raffino" le informazioni e le rendo più mie. Ci sono tanti metodi di studio diversi da quelli "di prima" e non è detto che siano peggiori degli altri: ci sono ad esempio persone che non studiano mai sui libri di testo e si limitano ad ascoltare le informazioni in classe; altre, invece, studiano un po' suò libro e un po' cercano altre informazioni su Internet... Le varianti sono molte e un motivo per cui alcune di esse non funzionano con gli alunni è perché ognuno ha il suo metodo di studio: conosco molti ragazzi che, migliorando il metodo di studio, hanno anche migliorato i voti.
E poi, chi ha detto che i metodi "vecchi" siano migliori di quelli dei nuovi? E' sempre una questione di scelte... E di chi fà la scelta giusta.
Saphira94